Una volta al mese, al giovedi alle 15,
nella biblioteca di Avigliana
si riunisce il Circolo dei lettori.
Per la seconda volta si è riunito
il neonato Circolo dei lettori
della biblioteca di Avigliana
Stavolta ci siamo fatti la tessera:
qualcuno ha pensato al logo, qualcuno ha realizzato la grafica
altri l'hanno l'ha messa su cartoncino.
Ci siamo dati un numero, accanto al cognome, in ordine
alfabetico ( per misurarci nel tempo)
Si è parlato di libri che ci sono piaciuti.
O di quelli da evitare.
Sul giornalino del Circolo è stato segnalato Boris Pahor, una intervista al
giovane scrittore di 95 anni che ha scritto lo splendido
Necropoli ( libro duro, necessario, da leggere).
E poi le persone presenti, per accogliere
le nuove arrivate, si sono presentate.
Poche cose, riferite ai modi del leggere.
Chi rilegge, chi scrive e legge meno
chi smesso il lavoro e i saggi si concede
il lusso di un romanzo.
Chi leggeva solo classici per non sprecar soldi.
Chi legge libri direttamente in inglese.
Chi non ricorda i libri che legge.
Ma quell'autore, è credibile se si è venduto
ai golpisti argentini
E Celine, allora?
La vita dello scrittore, conta?
Un artista etico o conta l'etica del suo libro.
Piano piano, con calma e senza esibizioni
le persone presenti hanno messo
le parole dei libri
in tavola, come una merenda sinoira sul prato.
Uno dei libri segnalati ( Da Daria)( che aveva segnalato libri sui trattori)
durante la riunione del Circolo dei lettori della biblioteca di Avigliana
Aslam Nadeem - Mappe per amanti smarriti
Mappe per amanti smarriti
Titolo Mappe per amanti smarriti
Autore Aslam Nadeem
(Prezzo di copertina € 9,00
Dati 2006, 384 p., brossura
Traduttore Vezzoli D.
Editore Feltrinelli (collana Universale economica)
In sintesi
Siamo in un'innominata città inglese, ai cui margini vive una comunità pachistana. Kaukab vive da quarant'anni in Inghilterra, non parla la lingua e cerca di non avere contatti con i bianchi. Donna semplice e ignorante, di stretta fede musulmana, lacerata tra le regole morali delle proprie origini e la realtà che la circonda, Kaukab rispecchia i conflitti che agitano l'intera comunità. Shamas, suo marito, è invece una sorta di libero pensatore, convinto che le due culture debbano e possano integrarsi. Suo malgrado s'innamora di Soraya, una giovane appena giunta dal Pakistan: un amore tragico, che lo renderà per sempre infelice. Un tentativo di descrivere il conflitto che nasce dalla precarietà dei sentimenti e dall'urto delle culture.
La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Già apparso nel 2004 nella collana "I Narratori", il romanzo di Nadeem Aslam ritorna a due anni di distanza nell'"Universale Economica", a testimonianza di un buon successo di pubblico e di critica. Successo ben meritato da un'opera decisamente originale per qualità di scrittura e per modalità di presentazione dei contenuti. L'intreccio che dà il titolo al libro, quello degli amanti Jugnu e Chanda di cui si sono perse le tracce, accomuna e contamina tutti gli altri, che insieme compongono il complesso mosaico della vita di una piccola comunità pachistana nella fredda e diffidente Inghilterra. Una vita intrisa di difficoltà e di contraddizioni, sia per chi sceglie di restare fedele alla propria patria e religione, conservando anche in terra straniera le abitudini e i valori dell'amato paese d'origine cui sogna di tornare, sia per chi imbocca la via dell'integrazione e dell'immedesimazione nel mondo occidentale che lo circonda. Paladina di una tradizione che non vuole macchiarsi di connivenza con la civiltà inglese è Kaukab, che si lamenta e soffre per il lassismo dei costumi che caratterizza la propria comunità e la propria famiglia; il suo estremo conservatorismo e il suo cieco attaccamento a una cultura retriva che soffoca l'individuo le alienano le simpatie del lettore, ma spiegano fonti e motivazioni di quel modo di pensare, rendendocelo più comprensibile e familiare. Più propensi ad abbracciare la dottrina dell'Occidente sono i giovani, che sognano di poter partecipare a testa alta a un mondo di dignità e di benessere cui contribuiscono con il lavoro e lo studio. Tra questi soprattutto le donne, da cui la società islamica pretende un rigore morale e un'obbedienza ai genitori e al marito sconosciuti alle inglesi, di fronte all'esempio dell'emancipazione coltivano un desiderio di rivalsa che le fa scontrare con la comunità. Come nel caso di Chanda, che ha destato lo scandalo dei connazionali per aver preso a vivere con Jugnu prima del matrimonio. Poco importa che la causa dell'accaduto sia puramente tecnica (la donna non può risposarsi perché il precedente marito l'ha lasciata senza sciogliere il matrimonio ed è ora introvabile) e che il nuovo amore sia sincero: agli occhi di buona parte dei connazionali Jugnu e Chanda sono adulteri e meritano la massima punizione. La loro storia filtra dai pensieri, dai gesti e dai discorsi degli altri personaggi ed è un pretesto affinché ciascuno narri la propria vicenda, spesso dolorosa, spesso ingiusta. Una scrittura singolare, quella di Aslam, che in un primo tempo confonde e atterrisce per l'attenzione quasi morbosa ai dettagli, l'ossessione descrittiva e un'enfasi per così dire barocca, ma che poi avvolge e appassiona. Una prosa che è un atto d'amore verso la cultura della propria gente, ma anche di esposizione critica dei suoi eccessi e delle sue contraddizioni.
Ilaria Rizzato
“Così iniziai a capire che esortare Cruso a mettersi in salvo era fiato sprecato. Invecchiare nel regno della sua isola senza nessuno a dirgli mai di no aveva circoscritto il suo orizzonte a tal punto – per quanto l’orizzonte intorno a noi fosse vasto e maestoso! – che Cruso era ormai persuaso di sapere tutto del mondo. E poi, come scoprii più tardi, era scemato in lui il desiderio di fuggire. Il suo cuore era determinato a rimanere fino al giorno della sua morte sovrano di quel minuscolo reame.”
Dev’essere divertente per un “mastro scrittore” come Coetzee prendere spunto da un capolavoro della letteratura per ricreare una storia riprendendone vari fili più o meno sospesi e intrecciando con questi nuove trame. Dev’essere divertente perché l’hanno fatto in molti, riuscendo spesso a dare vita a un diverso, autonomo romanzo, pur lasciando intendere tutte le ispirazioni alla base del nuovo racconto. L’hanno fatto Bjorn Larsson con il suo La vera storia del pirata Long John Silver, dall’Isola del Tesoro di Stevenson, Marcela Serrano con Arrivederci Piccole Donne dalla storia di Louisa Alcott o Isabel Allende con il recentissimo Zorro, per citarne solo alcuni.
Il divertimento ora è dello scrittore sudafricano J. M. Coetzee, Premio Nobel per la letteratura nel 2003, grande narratore, abile costruttore di scenari, attento osservatore della natura, del paesaggio, degli animali. Foe è un romanzo datato 1986, dunque non fa parte della produzione più recente dell’autore, ma contiene tutti gli elementi che costituiscono la struttura dell’intera sua creazione narrativa: la descrizione sistematica e profonda dei personaggi, la fatica esistenziale dei protagonisti e l’attenzione che questi dimostrano nei confronti della sofferenza altrui, la natura amica-nemica, la civiltà ingabbiante e la voglia di sfuggirle, la passione viscerale per la scrittura.
Nessuna storia meglio del Robinson Crusoe di De Foe poteva incarnare queste componenti ed è proprio da questo romanzo d’avventura, di libertà e di sopravvivenza che parte la storia di Coetzee, che sceglie di aggiungere alle due figure maschili dei protagonisti storici, Cruso appunto e Venerdì, una femminile, Susan la quale, vagando alla ricerca della figlia rapita due anni prima da un inglese, approda fortunosamente sull’isola in cui i due vivono. Venerdì è un servitore di colore a cui qualcuno (forse lo stesso Cruso?) ha mozzato la lingua, Cruso è un uomo bianco di una sessantina d’anni con occhi verdi e capelli color paglia che abita in una capanna di pali e giunchi. Un Cruso padrone, accentratore, scostante, anche un po’ misogino seppur con naturali pulsioni verso l’altro sesso che tuttavia riesce quasi sempre a dominare; un uomo che non tiene un diario perché pensa che non vi sia nulla da ricordare o da raccontare agli altri e che crede che l’unica, più che sufficiente testimonianza del suo passaggio sull’isola siano i terrazzi e i muretti costruiti: un naufrago nell’intimo. Un Cruso malato e destinato alla morte (con cui si chiude la prima parte del romanzo) che trova nei suoi ultimi giorni il sincero affetto di Susan, persona intelligente, ironica, attenta: una figura positiva (forse un alter ego dello stesso Coetzee) che, non credo a caso, lo scrittore fa impersonare a una donna (ricordate la sua Elizabeth Costello?). È lei a portare in salvo Venerdì, che altrimenti sarebbe rimasto completamente abbandonato sull’isola deserta in balia degli eventi, è lei a raccogliere le memorie di quell’esperienza e a interpellare il signor Foe, scrittore di professione, perché da quel racconto faccia nascere una storia importante, degna di essere ricordata, che renda immortali i protagonisti. Che poi questo conduca la sua vita in una direzione nuova, che dia origine all’illusoria possibilità di liberare definitivamente Venerdì rimandandolo alla sua terra d’origine in Africa e che sia l’inizio di un rapporto intellettuale e personale tra la donna e Foe basato inizialmente sul senso e sul valore della scrittura, per dilatarsi poi verso il significato dell’esistenza e il valore della testimonianza strettamente legata all’importanza e al peso del silenzio angoscioso e obbligatorio di Venerdì, è storia da leggere e che non è bene riassumere troppo.
Un’ultima notazione: peccato che non sia “obbligatorio” indicare tra i copyright anche quello dell’edizione originale italiana. Chi acquista il volume non sa che questo è già stato pubblicato nel 1987 in Italia, per i tipi Rizzoli, e l’anno successivo riproposto nel circuito Euroclub, in entrambe le edizioni nella versione di Gianni Pilone Colombo. Ora ne è stata fatta un’altra traduzione, firmata Franca Cavagnoli, e l’Einaudi edita il volume nella collana prestigiosa dei Supercoralli, rendendo così interessante l’acquisto anche per chi avesse già letto il romanzo in precedenza: perché dunque non citare il percorso storico del testo? Foe di J. M. Coetzee Traduzione di Franca Cavagnoli
145 pag., Euro 15,00 – Edizioni Einaudi (Supercoralli)
ISBN: 88-06-17213-1
Siamo in un luogo di frontiera di cui sappiamo poco, probabilmente il Sudafrica, ci troviamo in un villaggio che sta nel bel mezzo della foresta, ma ben protetto da un’alta recinzione e dalla trasparente amministrazione giudiziaria di un magistrato dell’Impero. Costui è a pochi anni dalla pensione e già da tempo coltiva i suoi hobby con incredibile regolarità: l’archeologia e i classici. Insomma, c’è un certo equilibrio tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori.
L’arrivo del colonnello Joll, fin dal primo rigo, a dir poco, viene a turbare questo equilibrio. Pare, secondo la teoria sua e dell’Impero, che si stiano avvicinando inesorabilmente i barbari e che abbiano tutte le intenzioni di premere lungo le frontiere. Ma la cosa puzza, e non convince il magistrato, il quale conosce a suo modo i barbari, molti di loro vengono accolti come inservienti, alcuni fanno l’elemosina e se si avvicinano non è certo per voglia di conquista. Se si avvicinano è per fame.
La presenza del colonnello Joll e della Terza divisione che lo accompagna, comincia a farsi sentire in ogni aspetto della vita amministrativa del villaggio, all’inizio in maniera subdola ma in un breve torno di tempo si fa sempre più pressante.
Poi succede questo: due barbari vengo presi proprio vicino al confine, vengono catturati, imprigionati e torturati in maniera disumana. Una cosa inaccettabile per il magistrato che ha sempre utilizzato mezzi diversi per amministrare un luogo con equilibri così delicati. Ma quando lo fa notare al colonnello Joll, la storia si ribalta: gli viene tolto l’incarico, e da magistrato dell’Impero si trasforma in perseguitato. Non gli resta che dare anima e corpo per un’impresa giusta. Ma è giusta la causa?
Quando esce Aspettando i barbari (disponibile per i tipi Einaudi), nel 1980, si forma attorno a questo libro una specie di vespaio, si comincia a parlare, e giustamente, di un vero e proprio evento letterario che porta alla ribalta il suo autore: J. M. Coetzee che nel 2003 arriva a vincere il premio nobel per la letteratura.
Secondo Nadine Gordimer, premio Nobel per la letteratura nel 1991, John Coetzee è il più rappresentativo scrittore sudafricano vivente. Ma la connotazione geografica non è certamente l'aspetto più significativo delle opere del premio Nobel per la letteratura nel 2003: il quale, fra l'altro, dopo aver lavorato qualche anno in Inghilterra, e insegnato a lungo negli Stati Uniti, vive ora in Australia.
Le sue opere più profonde, infatti, sondano le dimensioni dell'angoscia in una serie di narrazioni strazianti che, spesso, mettono in scena in prima persona personaggi femminili. Dopo una serie di romanzi straordinari, come Terre al crepuscolo (1974), Deserto (1977), Aspettando i barbari (1980), La vita e il tempo di Michael K. (1983), Età di ferro (1990), Il maestro di Pietroburgo (1994) e Vergogna (1999), e i due racconti autobiografici Infanzia (1997) e Gioventù (2002), Coetzee ha recentemente inventato un nuovo genere: le conferenze-racconto di La vita degli animali (1999) e Elizabeth Costello (2003).
L'abbiamo incontrato l'11 settembre 2004 al Festival di Letteratura di Mantova, per parlare con lui dei suoi studi matematici e dei suoi esordi da informatico.
Lei si è laureato sia in letteratura che in matematica: interessi contradditori o complementari?
Interessi che non hanno interagito fruttuosamente fra loro. Guardando indietro, ora penso che avrei dovuto studiare filosofia, lingue moderne, o addirittura lingue classiche, invece che matematica, visto che poi ho comunque dovuto farlo in seguito.
Che cosa l'attraeva di più, nella matematica?
Agli inizi la teoria dei numeri. In seguito, la probabilità.
Continua a interessarsene anche ora?
No, non mi sono più aggiornato sugli sviluppi contemporanei.
Lei è stato addirittura un programmatore informatico, per tre o quattro anni.
Sì, in Inghilterra, prima di iniziare il dottorato in letteratura negli Stati Uniti.
Cosa faceva?
Dapprima ho lavorato in una ditta che accettava lavori di programmazione su commissione. Poi con un gruppo che faceva programmazione di sistemi.
E le piaceva?
Non posso dire che fosse un lavoro creativo, ma era coinvolgente: allo stesso modo in cui possono esserlo gli scacchi. C'erano periodi in cui lavoravo con intensa concentrazione, fino a sedici ore al giorno. Ora penso a quegli anni come persi: avrei potuto spendere quelle infuocate energie mentali su qualcosa di più importante che la programmazione. Tra l'altro, si trattava di programmi che comunque diventavano obsoleti in un paio d'anni, superati dai nuovi sviluppi dell'informatica.
Che cosa le ha comunque lasciato questo suo background, nel suo lavoro di scrittore?
Mi ha insegnato a concentrarmi. E mi ha abituato a completare per bene una costruzione in ogni dettaglio, non solo qui e là.
In Gioventù lei dice che "la poesia è verità''. Come paragonerebbe la verità matematica a quella di un'opera d'arte?
Gioventù è il racconto di un giovane: oggi non direi più niente di così romantico. Comunque, le verità matematiche sono analitiche, e già implicite negli assiomi: come poi accada che esse abbiano poteri descrittivi e predittivi sul mondo reale, è qualcosa che non posso dire di capire. Le verità della poesia, e più generale dell'arte, se ci sono, sono invece verità empiriche: più precisamente, sul modo in cui noi, come esseri animati, sperimentiamo il mondo.
Gioventù tocca anche il problema delle relazioni tra pensiero intuitivo da un lato, e meccanico o formale dall'altro. Ci può essere creatività e bellezza anche in quest'ultimo? Penso, ad esempio, alle opere di Bach o Perec.
Non credo che si possa instaurare un valido paragone tra le forme di pensiero che occorrono in musica o in letteratura, anche quando sono di natura relativamente formale, come negli esempi che lei cita, e i processi di ragionamento "meccanico'', del tipo di quelli a cui obbedisce un programma di computer. Se paragoniamo un musicista creativo come Bach con uno relativamente non creativo come Telemann, la differenza che ci colpisce è proprio che Bach trascende sempre il formale, in modi assolutamente non prevedibili, mentre Telemann rimane in genere invischiato nel formalismo.
In Gioventù lei solleva il problema se la logica sia un'invenzione umana, e in Elizabeth Costello fa lo stesso per la nozione di infinito e, più in generale, per la matematica. Logica e matematica possono essere considerate tipi di creazioni artistiche, come la letteratura e la musica?
Non saprei cosa pensare, a questo proposito. Logica e matematica sono certamente creazioni della ragione umana, ma la storia della matematica mostra che ciò che al momento può essere visto come un atto di libera creazione, in seguito può avere applicazioni nel mondo reale. In altre parole, sembra esserci una profonda congruenza tra le facoltà della ragione e la struttura dell'universo.
E questo cosa significa?
Non lo so. A meno di postulare un creatore la cui essenza sia il logos.
In Elizabeth Costello l'omonima protagonista dice che la sua professione è scrivere, non credere. E' veramente possibile realizzare costruzioni intellettuali senza possedere forti credenze? Non penso a una religione, ma a una visione del mondo o una metafisica.
Ci sono almeno tanti tipi di scrittori quanti ce ne sono di matematici, se non di più. Naturalmente molti scrittori si basano su forti credenze, ma per altri la cosa più importante è essere ricettivi: si potrebbe usare qui la metafora dell'arpa eolica, le cui corde vibrano al vento. Questi scrittori credono di essere stati "dotati'' di una facoltà, che rischia di essere intralciata o impedita se essi permettono alle proprie vite di essere dominate da forti convinzioni intellettuali.
In Che cos'è un classico lei discute musica e letteratura, ma non la matematica. Non è strano, visto che essa è in fondo il migliore esempio di qualcosa che parla attraverso i tempi e le nazioni?
A parte una piccola minoranza di casi, le dimostrazioni dei teoremi matematici non parlano affatto attraverso i tempi: in questo senso, sono diverse non soltanto dai testi letterari o musicali, ma anche da quelli filosofici. Detto approssimativamente, non c'è niente che si possa chiamare "stile individuale'', in matematica: in ogni tempo, e in ogni campo, sembra esserci un approccio uniforme riguardo al tipo di domande che bisogna porre, e di risposte che bisogna dare.
A me sembra che l'oggettività della matematica riguardi soltanto i risultati, che si scoprono, e non la soggettività delle loro dimostrazioni, che si inventano. Non solo Ramanujan, che lei cita in La vita degli animali, ma tutti i grandi matematici sembrano avere uno stile definito e riconoscibile. Basta ricordare l'episodio in cui Johann Bernoulli, vista la soluzione di un problema che Newton gli aveva mandato anonimamente, esclamò: "Riconosco il leone dalla zampata''.
Allora forse devo ritrattare la mia precedente risposta.
A proposito de La vita degli animali, Elizabeth Costello traccia una connessione fra il genocidio degli ebrei e degli animali. Cosa risponderebbe, a chi le obiettasse che Hitler era vegetariano?
Che il fatto che una particolare persona sia o sia stata vegetariana, non ha nessuna importanza.
E all'osservazione che il 90% dell'agricoltura mondiale è dedicata alla produzione di mangime per animali?
Che dedicare così tanto del potenziale agricolo mondiale a produrre cibo per nutrire animali, affinchè i ricchi possano mangiare tanta carne quanto desiderano, è moralmente vergognoso.
In La vita degli animali lei cita l'articolo di Nagel su "cosa significa essere un pipistrello'', e in Vergogna solleva la questione se un uomo possa mettersi nei panni di una donna. Quali sono i limiti dell'identificazione negli altri (animali, persone, alieni, macchine pensanti)?
In parte non si può rispondere alla domanda: ad esempio, nel caso degli animali, coi quali non condividiamo un linguaggio. Per quanto riguarda uomini e donne, invece, ci sono scrittrici che, a mio parere, capiscono perfettamente l'esperienza maschile. E ho tutti i motivi di credere che ci siano scrittori che capiscono bene l'esperienza femminile ...
Parlando di identificazione con gli altri, qual è il prezzo psicologico che uno scrittore deve pagare per inventare personaggi angosciati e angoscianti come quelli di Aspettando i barbari, La vita e il tempo di Michael K. o Vergogna?
Nessun prezzo.
A proposito di quei romanzi, come mai presentano uomini sulla cinquantina come avviati alla decadenza fisica? Mi sembra un po' prematuro, forse perchè io ho esattamente la loro età ...
Quando ho scritto Aspettando i barbari ero sulla trentina, e quell'età mi sembrava lontana. Ma rimane il fatto che gli uomini sulla cinquantina non sono attraenti per le giovani donne che loro invece trovano così attraenti.
Allora ho qualche motivo di credere che ci siano matematici che non capiscono bene l'esperienza femminile ...
Coetzee è uno scrittore estremamente eterogeneo, celebre per i suoi testi di fiction, critica e per le numerose attività accademiche che lo hanno visto impegnato come professore, linguista e traduttore. Uno dei maggiori esponenti del postmodernismo e postcolonialismo del XX secolo.
Nei primi anni sessanta si trasferisce a Londra, dove lavora per un certo periodo come programmatore informatico alla IBM. Successivamente consegue un dottorato in letteratura presso l'Università del Texas dopo aver presentato una tesi su linguaggio inglese nella fiction di Samuel Beckett e tiene corsi di lingua e letteratura inglese presso l'Università di Buffalo. Inizia per lui la carriera accademica durante la quale Coetzee non fa certo mistero della profonda contrarietà riguardo l'intervento militare americano in Vietnam, motivo per il quale gli viene negata più volte la cittadinanza americana nonostante le numerose richieste.
Nel 1984 torna in Sudafrica, dove diventa titolare della cattedra di letteratura inglese presso l'Università di Città del Capo, cattedra che ha mantenuto fino al 2002. Attualmente lavora presso il Dipartimento di inglese dell'Università di Adelaide, dove il 9 marzo 2006 ha definitivamente preso la cittadinanza australiana.
Famose le sue due conferenze ("I poeti e gli animali" e "I filosofi e gli animali", pubblicate in italiano dall'editore Adelphi sotto il titolo "La vita degli animali") scritte per un convegno in Australia a favore dei diritti degli animali e dell'eticavegetariana, in collaborazione col filosofo Peter Singer.
E poi condividere , con altri, le impressioni, i giudizi.
Rispettando i gusti, di tutti e di ciascuno.
Approfondire, la conoscenza di un autore che ci è piaciuto.
Un gruppo: ciascuno legge un libro di quell’ autore, poi riferisce.
Il tempo è poco, le segnalazioni aiutano a orientarsi.
La prima riunione sarà
Giovedì 3 Settembre 2009 ore 15
alla biblioteca di Avigliana
Il gruppo si ritrova in biblioteca il primo giovedì del mese, a partire da Settembre 2009 Il gruppo è aperto a tutte le persone interessate.
L’iscrizione al gruppo è gratuita.
ciascuno leggerà un libro di Coetzee, e ne parlerà agli altri
segnalazione di un libro bello letto durante le vacanze
redazione di un giornalino con segnalazioni di libri
E poi condividere , con altri, le impressioni, i giudizi.
Rispettando i gusti, di tutti e di ciascuno.
Approfondire, la conoscenza di un autore che ci è piaciuto.
Un gruppo: ciascuno legge un libro di quell’ autore, poi riferisce.
Il tempo è poco, le segnalazioni aiutano a orientarsi.
La prima riunione sarà
Giovedì 3 Settembre 2009 ore 15
alla biblioteca di Avigliana
Il gruppo si ritrova in biblioteca il primo giovedì del mese, a partire da Settembre 2009 Il gruppo è aperto a tutte le persone interessate.
L’iscrizione al gruppo è gratuita.
ciascuno leggerà un libro di Coetzee, e ne parlerà agli altri
segnalazione di un libro bello letto durante le vacanze
redazione di un giornalino con segnalazioni di libri
Splinder (05/05/2009) La Biblioteca Civica Primo LEVI Vi invita giovedì 7 maggio alle 18.30 ad una serata in lingua spagnola: letture, immagini e musiche. Vi ricordo anche che sabato 9 maggio ad Avigliana si terrà Bimbimbici, ritrovo alle ore 9,30 in Piazza del Popolo.Leggi ancora...
Anche quest'anno l'appuntamento con il gruppo di lettura( leggiamoinsiemeunlibro)è stato molto interessante, tra i vari titoli proposti dal coordinatore Lino di Gianni abbiamo scelto (L'attentatrice, Yasmina Khadra,) poi è stata inTrodotta una novità proposta da una partecipante ,leggere tutti un autore è stata scelta ((Amélie Nothomb) con libertà di scegliere ognuno un titolo a piacerei titoli scelti(,(Né di Eva né di Adamo Igiene dell'assassinoStupore e tremoriMetafisica dei tubi,Cosmetica del nemico
al secondo incontro come autore è stato scelto (Simenon) La neve era sporca,l'uomo che guardava passare i treni,lettera al mio giudice,la camera azzurra,i fantasmi del cappellaio).
Per il prossimo incontro leggeremo Erri De Luca( libera scelta dei titoli),e argomento introdotto dal libro (Lasciami entrare)segnalato da una partecipante ,ognuno porterà un libro che parli di "Cosa si prova a vivere la diversità".
Giovedì 2 aprile Penultimo appuntamento, l'argomento di cui si è discusso "come gestire il gruppo di lettura dell'anno prossimo" gli incontri ,una volta al mese per la durata di un anno (si accettano suggerimenti) .
Titoli scelti per Erri De Luca:Montedidio,Una nuvola come tappeto,Il giorno prima della felicità,Non ora non qui,Tu mio,Il contrario di uno
Librando, Gdl casalingo, ha affrontato la lettura de L’Attentatrice di Yasmina Khadra questo romanzo alcuni mesi fa. Qualcuna tra di noi lo aveva già letto in francese,così tutte abbiamo accettato con interesse di confrontarci con il tema del romanzo.
Molto fertile la discussione collettivasu di un testo che ha coinvolto emotivamente e razionalmente tutte noi.
Il romanzo narra una storia tragicadei nostri giorni, immersa nel tema del terrorismo, che si può così sintetizzare : Amin è un medico palestinese che ha raggiunto il successo anche economico a Tel Aviv, “ dimenticando” la situazione della sua gente. All’ improvviso, egli si trova metaforicamente e violentemente ri- gettato- come una vittima dei kamikaze- in un mondo che aveva voluto allontanare da sé : sua moglie, nfatti, si rivela essere una terrorista che si farà esplodere in un ristorante. L’ autore sceglie di raccontare secondo il punto di vista del marito della donna kamikaze- Sihem - e per questo la figura femminile ( e terrorista) resta completamentemisteriosa, poiché di lei parleranno sempre gli altri.
E’ un limite del romanzo, come qualcuno ha notato anche su questo blog, ilmancato confronto conciò che avviene nella mente dei terroristi?
A nostro parere, l’autore sceglie il taglio da “questione privata”, come ha acutamente osservato una di noi, che haparagonato questo romanzo proprio a“ Una questione privata” di Fenoglio: nel caos assoluto della Resistenza allora, del conflitto israelo-palestinese oggi, i due uomini cercano solo risposte ai loro dubbi privati.
Per questo, Amin potrebbedare l’ impressione di essere animato da orgoglio di maschio tradito e ferito , anche se quasi sicuramente la ricerca di una “ ragione” sentimentale ( era, Sihem, l’ amante del cugino ? ) ha la funzione di trovare un motivo comunque accettabile e “ normale” a questo atto spaventosamente incomprensibile.
Questo taglio narrativorisponde alle considerazioni che abbiamo trovato in un piccolo saggio, molto interessantedi Daniele Giglioli “ All’ ordine del giorno è il terrore, ” Bompiani, dove si nota che
Sul terrorismo, la letteratura non ha nulla da insegnare, se si intende con questo la trasmissione di una qualche forma di conoscenza – come erano i giacobini,cosa pensavano i nichilisti, cosa hanno fatto i rivoluzionari degli anni settanta: per questo meglio un libro di sociologia, o di storia, o di filosofia che cento romanzi anche bellissimi.. La sua virtù è un’ altra. Se la letteratura ha da insegnarci qualcosa , è piuttosto una postura esistenziale[…].
Calando i suoi personaggi in quel vuoto, la letteratura non ci spiega come è fatto o cosa significa o perché si è verificato : ci mostra che cosa succede ad abitarlo. ( pag. 18) .
Così l’ autore riesce in pieno a mostrare ai lettori cosa succede ad abitare il mondo del terrorismo e lo fa grazie ad una narrazione sempre in crescendo e sempre abilmente controllata, in cui personaggi , belli come Kim, o struggenti come il nonno di Kim, vengono stretti nelle maglie di una narrazione che non lascia spazio, se non quello necessario al procedere della disperata e disperante ricerca della morte.
Ci èparso quindi un romanzo molto bello, che presta attenzione e cura all’ interiorità dell’ io narrante e che regala pagine vivissime quando la memoria riannoda il filo dell’ esistenza di Amin,
Tutti sono contenti di rivedermi e di riavermi con loro per la durata di un abbraccio; tutti mi perdonano per averli ignorati in questi anni, per aver preferito i grattacieli scintillanti alle aride colline,i grandi viali alle mulattiere, i lustrini illusori alle cose semplici della vita. Vedendo tutta questa gente che mi ama e potendo condividere con loro soltanto un sorriso, mi accorgo di quanto mi sia impoverito, ( pag. 221)
O quando descriveGerusalemme e Betlemme, o quando parla con il vecchio ebreo, ascoltando il mare che fa scomparire l’ angoscia.
Infine ci è parso che questo romanzo voglia principalmente descrivere delle impossibilità.
E’ impossibilepensare di vivere come seil terrorismo non ci fosse, chiudendosi nel proprio privato e godendo dei propri successi. Amintenta di farlo, mal’ esterno irrompe tragicamente nel suo privato.
E’ impossibile dimenticare le proprie radici e il proprio passato. Quando si tenta di farlo, ecco che le nostre radici ritornano e cirichiamanolàdove i nostri ricordi ridisegnano la nostra identità emotiva.
E’ impossibiletrovare una soluzione al cerchio tragico che si ricrea ad ogni atto terroristico:morte di israeliani- distruzione di case palestinesi.
La fine non lascia speranza: solo la morte può dare soluzione ( e pace)aquesto ciclo.Almeno fino a quando le parole di Amos Oz non troveranno comprensione ancheper questo conflitto che ha generato e continua a generare orrori, odio e fanatismo:
Non nel miovocabolario. Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c’ è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno ideazione e determinazione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte.” ( Amos Oz, Contro il fanatismo, Feltrinelli).
Mostrami un posto così pieno di Dio come questo. Mostrami una terra coi confini cuciti insieme da spine così grosse. Mostrami fiumi così pieni di luce, di tumulto. Mostrami una vita così misera, un canto così ricco.
«Mimi na wewe...» cantava Mercy in cucina, il suo immenso didietro che teneva il tempo...
«I giornalisti... perché se ne vengono in Africa, quelli?» chiede. «Per vedere la gente morire?».
«Non essere ridicola» mormoro mentre sfoglio il giornale, contando i morti in silenzio.
«Dei massacri non ci occupiamo» mi aveva avvertito il direttore, ma allora di cos’altro? Ero diventata una cronista del dolore, i morti accatastati nell’obitorio della mia mente, senza sepoltura. «Dacci un raggio di luce dal buio» diceva il direttore, ma non c’era luce di cui parlare. Più restavo, più diventavo rabbiosa, finché, con la coerenza silenziosa di tutti gli eventi sismici, l’Africa spezzò le catene imposte dalla mia percezione e mi offrì la prova che c’era luce oltre la luce.
Lara Santoro in Italia
“Il mondo è un luogo bello e in rovina, e Lara Santoro è una voce nuova e sorprendente. Il mio cuore riposava sul suo è un romanzo stupendo.”
Alice Sebold, autrice diAmabili resti
Lara Santoro, inviata di guerra per la stampa internazionale e autrice del romanzo Il mio cuore riposava sul suo, arriva in Italia per presentare il libro.
Ecco tutti gli appuntamenti dove poterla incontrare:
·TORINO, mercoledì 4 marzo alle ore 18.30, presso la Libreria Torre di Abele, in Via Pietro Micca, 22. Interviene Fredo Olivero.
·MILANO, giovedì 5 marzo alle ore 18.30, presso la Libreria Feltrinelli, Piazza Piemonte. Interviene Benedetta Marietti.
·ROMA, domenica 15 marzo alle ore 18.30, presso la LibreriaGriot, in via di Santa Cecilia 1/A.
La mia Africa ci raccontò il continente nero attraverso gli occhi e il cuore di una donna bianca.
Il mio cuore riposava sul suo è una bellissima variazione sul tema. Il Kenya però non è più quello nei cui cieli volavano innamorati Meryl Streep e Robert Redford. Più che la savana con gli animali selvatici, oggi contano gli slum con le bande di ragazzi affamati e i malati di Aids. Anna è un'inviata speciale. Beve molto, ha un caratteraccio, vive pericolosamente, ma ha un cuore grande che può contenere l’amore per due uomini, quello per l'Africa e quello straordinario e salvifico per Mercy, la sua donna di servizio nera, che diverrà amica e maestra di vita.
"L'attentatrice" anche per me è un romanzo che non mi convince. Il protagonista, anche se si descrive e narra con un realismo, che in realtà cova un fondo romantico e idealista, sfocia spesso nel buonismo. E' un romanzo ingenuo, manca di corposità (non fisica, ma di concetto), è troppo poco verosimile. A parte la trovata narrativa dell'io narrante sulla linea di confine ( né dentro, né fuori), è poco credibile, chi è immischiato nella storia (con la S maiuscola) prima o poi deve schierarsi e il protagonista è troppo al di sopra delle parti, al di là dal vivere la propria esperienza fin dentro gli eventi che gli "capitano". Troppo buonista dicevo, poco credibile. Non mi convince ripeto. Il narratore assomiglia troppo all'autore che ancora non è padrone di una indispensabile ironia (distanza narrativa dal personaggio), segnale forse è la narrazione focalizzata sull'io narrante.
Spero di non essere stato troppo confuso nell'esporre le mie opinioni.
P.S.: Invece sto bevendo letteralmente "Follia" di Patrick Mac Grath e vorrei leggere "Cosmetica del nemico" di Amelié Nothomb.
I grandi libri illustrati per l’infanzia della SEI
(1908 - 2008)
In occasione dei 100 anni di fondazione della Casa editrice SEI a Palazzo Barolo di Torino si apre una mostra che offre, per la prima volta, una rassegna, organica e articolata, del potenziale artistico e culturale dell’archivio disegni (tra i pochi in Italia ad essere conservato quasi integralmente), che costituisce un capitolo importante della storia dell’illustrazione.
La rassegna ricostruisce l’evoluzione della grafica e degli stili e la presenza delle principali personalità di illustratori, a partire dal primo Novecento, con una produzione di impostazione ancora tardo ottocentesca rappresentata da autori molto noti come il fiorentino Carlo Chiostri o il pittore torinese Giovan Battista Carpanetto, o altri tutti da scoprire come Enrico Canova.continua
Libro letto perchè segnalato da una partecipante al gruppo di lettura.
il film è bello.. il libro..interessante queste atmosfere nordiche come di un falso movimento.
Si legge d'un fiato.Cercavo uno spessore, che non ha.Forse la bellezza è nell'insieme.Ma senza esagerare.Ha la sufficienza nel suo genere, noir-scandinavo-vampiresco-romanzo di formazione
Sappiamo subito, sappiamo tutto. Stampa, notiziari televisivi, accesso collettivo alla rete, tutto concorre ad alimentare un’illusoria presunzione di onniscienza. Illusoria davvero perché, a pensarci bene, il nostro “tutto” spesso non è altro che la solita visione permessa dall’esiguo pertugio dal quale siamo stati abituati a guardare da sempre; coordinate sicure entro le quali muoverci per giudicare gli avvenimenti, separare i buoni dai cattivi, tollerare, a volte, eventi che civiltà democratiche non dovrebbero neppure riconoscere come possibili.
Sarebbe utile, per una volta, muovere un primo passo verso direzioni diverse, magari le stesse intraprese dal “nemico”. Sforzarci, cioè, di considerare le ragioni dell’altro senza ricorrere a stereotipi o formule preconfezionate e, per quanto possibile, usare il suo punto di vista per percepire la realtà in modo differente da come siamo stati abituati a fare.
A volte questo primo passo può essere fatto da fermi, aprendo un libro.
E’ certamente con l’intento di offrire questa possibilità che Yasmina Khadra, alias Mohamed Moulessehoul, ha avviato, con Le rondini di Kabul, una trilogia proseguita con L’attentatrice e ultimata con Le sirene di Bagdad (al momento in cui scriviamo uscito solo in Francia).
Il messaggio di Yasmina Khadra sembra specificatamente rivolto al mondo occidentale, del quale soffre la visione miope e stereotipata, quando non addirittura la cecità, nei confronti delle realtà mediorientali e islamiche.
Per questo le storie, ambientate in paesi dilaniati dai conflitti e segnati dal fondamentalismo, non vengono proposte al lettore ricorrendo a comode confezioni ideologiche o agli stereotipi delle “opposte fazioni”; il lettore entra dalla porta del privato, dell’individuale nel quale è facile riconoscersi, per poi trovarsi nel cuore della dimensione storica e politica, ormai costretto ad osservarla attraverso le nuove lenti che Khadra gli sta offrendo; una dimensione costituita non da nomi, fatti, date, ma dalle lacrime, dalla rabbia e dal dolore di persone che in questa dimensione vivono e muoiono. Che si tratti di personaggi letterari poco importa, se aiutano il lettore a comprendere.
Non a caso, se è vero che il destinatario scelto da Khadra è il lettore occidentale, l’io-narrante de L’attentatrice è un palestinese naturalizzato israeliano, stimatissimo chirurgo e quindi votato alla vita, determinato ad escludere l’orrore del mondo esterno dal proprio piccolo paradiso privato, e che sulla realtà palestinese proietta l’ombra di un muro peggiore di quello che delimita i territori, quello eretto dall’indifferenza: eccezion fatta per la nazionalità, un ritratto piuttosto fedele dell’uomo occidentale.
Saremmo quasi tentati di lasciarci convincere da Khadra ad identificarci con questo sereno e appagato – almeno nelle prime pagine – dottor Amin Jaafari, se non venisse ogni tanto da chiedersi fino a che punto ci piaccia davvero questo suo estraniarsi dalla realtà politica e confondere la mescolanza con l’annullamento di sé.
Fingersi diversi non serve – prova ne sia che gli eventi lo riporteranno allo status di “indesiderabile” per i suoi stessi colleghi e vicini di casa – e chiudere gli occhi è sbagliato.
Infatti a lui, così come al lettore, Khadra gli occhi li vuol fare aprire e in questo caso (ma anche ne Le sirene di Bagdad) persegue l’obiettivo attraverso la figura perturbante per antonomasia: il kamikaze.
E’ indubbiamente un tentativo audace, da condurre con la precauzione di un funambolo che abbia sotto di sé il baratro dell’apologia da un lato e le sabbie mobili della condanna aprioristica dall’altro.
Khadra cammina sulla corda tesa con estrema abilità, nonostante sia molto palpabile il potere attrattivo dell’orrido al quale si oppone. Lo fa con un ritmo sostenuto, quasi da romanzo poliziesco, concedendo ogni tanto momenti poetici e intensi.
Il dottor Amin Jaafari scoprirà, dopo aver passato lunghissime ore nel tentativo di salvare i superstiti di un ennesimo attentato suicida avvenuto in un fast food di Tel Aviv, che l’attentatrice è la sua dolcissima e amatissima moglie Sihem, una giovane donna cosmopolita, integrata come lui nella realtà israeliana e apparentemente altrettanto felice e appagata.
Al trauma della sua morte si aggiunge perciò quello della scoperta, disperatamente negata fino alla resa davanti a una prova inconfutabile, di una Sihem feroce e disumana a lui sconosciuta.
Ma gli occhi di Amin non sono ancora aperti, e ciò che lo spinge a intraprendere un viaggio alla ricerca della vita segreta di Sihem nei luoghi che ne sono stati testimoni, è un bisogno – ancora strettamente personale – di comprendere la richiesta di aiuto che Sihem “deve” avergli trasmesso e che lui non è stato in grado di cogliere. Affronta questo viaggio, dai colori spesso sulfurei, con la determinazione cieca di chi vuole sapere, anche a rischio della propria vita, in che cosa ha sbagliato, che cosa non ha dato alla propria moglie.
Fabula e intreccio vanno di pari passo, se si esclude la prolessi iniziale, terribile e orrorifica, ripresa nell’epilogo. Quindi camminiamo con lui nei luoghi dai quali si era allontanato anni prima, in una sorta di Commedia capovolta, dal suo piccolo paradiso privato (e definitivamente perduto) di Tel Aviv, al purgatorio di Betlemme per finire nell’inferno di Jenin.
E lentamente gli occhi si aprono, grazie alla povertà e alla sofferenza per anni rimosse e che gli si parano prepotentemente davanti, grazie all’incontro con il fanatismo ma anche, soprattutto, con le ragioni dell’altro, il capo dei miliziani palestinesi, il mujahidin che con la sua logica stringente e le sue domande razionali offre le pagine migliori del romanzo, quelle dalle quali si leva la tematica forte della dignità umana. “Non c’è cataclisma peggiore dell’umiliazione”.
Impossibile comprendere che cosa pensi un essere umano nel momento in cui decide di diventare un arma di distruzione, uno strumento di morte per altri esseri la cui unica colpa è quella di appartenere al lato sbagliato del muro, ma aprendo gli occhi è possibile capire in che modo la ragione si sia addormentata generando mostri.
“Come morire dopo aver vissuto disperato, cieco e nudo?” chiede il comandante dei miliziani. “Ci sono due estremi nella follia degli uomini. L’istante in cui si prende coscienza della propria impotenza e quello in cui si prende coscienza della vulnerabilità degli altri. Si tratta di accettare la propria follia o di subirla”.
Stupisce non poco, dopo tanto spalancarsi di occhi, che in Amin Jaafari possa sopravvivere un rigurgito di egotismo tale da paventare una passata relazione extraconiugale della moglie e da sentirsi salvo (sic) quando il sospetto viene fugato. Questo tratto di possessività e di individualismo, tanto funzionale al coinvolgimento iniziale del lettore, forse a questo punto suona inopportuno.
Se lo scopo era quello di rinsaldare l’identificazione con il personaggio sottolineandone la fragilità umana, il suo profondo convincimento che nessuna causa dovrebbe valere la vita di un uomo bastava già ad ottenere lo stesso risultato.
Tuttavia, se siamo concordi con Amin Jaafari nel non riconoscersi in chi uccide, non possiamo ignorare il profondo valore delle parole di suo nipote Adel, fedele alla Causa: “ Come accettare di restare ciechi per essere felici, come voltare le spalle a sé stessi senza trovarsi di fronte alla propria negazione?”
Amin ha aperto gli occhi, il lettore con lui. Ma non abbastanza. Khadra pretende di più e l’intento era già insito nel titolo originale, L’attentat, vanificato poi da una ingiustificabile traduzione italiana che suggerisce tematiche dalle quali il libro è invece assolutamente esente.
L’ultima, energica stropicciata d’occhi la riserva nel finale, quando si è convinti di aver già visto molto. Khadra, invece, suggerisce di guardare meglio ancora e valutare quanta differenza ci sia fra l’attentato di un kamikaze palestinese al quale disperazione, umiliazione, miseria fisica e sociale hanno tolto il senso della dignità e del valore della vita, sua e degli altri, e l’attentato di un raid aereo dell’esercito israeliano che con un drone spara missili sui civili (e non parliamo solo di finzione letteraria, se pensiamo alla colonna scortata dalle Nazioni Unite, in fuga dal sud del Libano lo scorso agosto).
Il compito di uno scrittore non è quello di additare colpevoli, o indicare soluzioni, bensì quello di far vedere “ciò che sta dietro” e far leva sulle coscienze. Una funzione alla quale Khadra assolve perfettamente.
Un autore celebre anche per la sua inverosimile (e significativa) storia personale.
Yasmina è in realtà un uomo. Un ufficiale dell'esercito algerino costretto a dissimnulare la propria identità dietro lo pseudonimo ispirato al nome della moglie.
Ecco una panoramica sui titoli pubblicati in Italia.
Ho finito di leggere l'attentetrice, devo dire che non mi ha preso fin dalle prime pagine perchè anche se la lettura è scorrevole i personnaggi e i luoghi a mio avviso sono descritti in maniera un po' superficiale,si riscatta però, verso la fine dove il mondo islamico e i paesaggi vengono spiegati con affetto,cercando di capire il perchè certe scelte.belle le figure del patriarca e della Zia Najet
Io ho già finito Nothomb, e penso che sia una narratrice di notevole bravura e disciplina, sa scrivere: sintetica, ma incisiva, con qualche inserzione metanarrativa che non fa mai male, fa parte della sua vena ironica e del suo approccio "distaccato" alla materia, al contenuto-il narratore quando sa esserlo è altro dall'autore (Nothomb risulta essere un'autrice mondana e allo stesso tempo fuori dalla mondanità per la sua indole eccentrica). Bello bello, adesso mi andrebbe di leggere "Cosmetica del nemico" che trovo interessante, sicuramente lo comprerò.
L'Attentatrice è appena iniziato, e non so se prometta bene, prima di decidere devo leggerlo fino all'ultima pagina...con altri libri che sto leggendo con molta più foga devo dire la verità (Follia di Patrick Mec Grath e Un bambino di Thomas Bernhard).
Le difficoltà di questo gruppo sono legate
alle presenze incerte dei corsisti.
Alcune delle persone che avrebbero voluto venire,
e che avevano comprato il libro, non sono venute
per problemi di lavoro: lavoro appena perso, o appena trovato.
Comunque c’erano corsisti della
Russia, Polonia, Romania, Albania, Inghilterra
Abbiamo letto un pezzo di recensione del libro proposto Il cacciatore di aquiloni. Abbiamo ascoltato
una cd con una prima parte del libro letta ad alta voce.
Poi a turno abbiamo letto una o piu pagine a voce alta.
Fermandoci a spiegare parole difficili e punti importanti.
E’ stato deciso che ogni giovedi andremo avanti
nella lettura/ spiegazione.
Gruppo del pomeriggio, nella biblioteca comunale.
Bel gruppo partecipato e ricco di proposte.
L’insegnante coordinatore ha proposto una serie di libri,
presentando gli autori e spiegando cosa aveva trovato di
interessante nella lettura di quei libri.
Poi ciascuno, per presentarsi, ha espresso le proprie opinioni
attorno ad alcuni libri: Pro e contro L’eleganza del riccio, ad esempio.
E’ stato chiesto di presentare qualche libro di scelta più personale.
Sono emersi alcuni titoli quali :
Non lasciarmi, di Ishiguro
La separazione del maschio, di Piccolo
La strada di Mc Carthy
La piazza del Diamante di Rodoreda
Stupore e tremori, di Nothomb
Quindicimila passi, di Trevisan
Dopo ampia e approfondita discussione si è deciso di ripresentarsi
tra un mese avendo letto:
GIOVEDI 12 FEBBRAIO SI AVVIERÀ UNA NUOVA EDIZIONE DI
“ LEGGIAMO INSIEME UN LIBRO”
4 Incontri al Giovedì
DALLE 09.00 ALLE 10.30 SCUOLA GALILEI VIA NICOL 2
DALLE 16.00 ALLE 17.30 BIBLIOTECA AVIGLIANA
Giovedi
12 FEBBRAIO , 12 MARZO, 26 MARZO, 16 APRILE 2009
Lettura collettiva e discussione di alcuni libri scelti dai partecipanti.
Iniziativa proposta dall’Assessorato alla cultura, Ial,
Biblioteca di Avigliana e Centro Territoriale Permanente
di Rivoli e Valle Susa
(ideata e coordinata in tutte le 4 edizioni dall’ ins. Lino Di Gianni)
Per 4 giovedi due gruppi di lettura si riuniranno per leggere
e discutere un libro scelto insieme.
Al mattino, dalle 9 alle 10,30 si riunirà il gruppo costituito da lettori stranieri
(dalla Russia, Polonia, Germania, Lituania, Bulgaria, Romania, Albania, Isole Mauritius,
Gran Bretagna, Perù, Santo Domingo)
Il libro scelto è; Il cacciatore di aquiloni è il primo romanzo dello scrittore americano di origine afghana Khaled Hosseini, pubblicato in Italia dalle Edizioni Piemme nel 2004. Il titolo originale dell'opera è The Kite Runner; la traduzione in italiano è opera di Isabella Vaj.
Per favorire la comprensione è stata acquistata una copia del libro
in versione originale inglese, una versione francese, spagnola.
5 cassette con il testo recitato
il film tratto dal libro
Inoltre è stato acquistato dal Ctp il secondo libro di questo autore.
pomeriggio Primo incontro
Primo incontro
Giovedi12 FEBBRAIO 2009 16.00 - 17,30
Sarà proposta una lista di
testi, all’interno della quale scegliere
uno o piu libri da leggere insieme.
Resoconto dell’iniziativa sarà fatto su
www.leggiamoinsiemeunlibro.splinder.com
E sul sito del Ctp www.ctprivoli.it
→ Gruppo del mattino Lettori stranieri
Primo incontro
Giovedi12 FEBBRAIO 2009 09.00 - 10,30
Questo gruppo è riservato a lettori stranieri (italiano avanzato.)
L’iscrizione al gruppo è gratuita
Per partecipare è necessario
-Iscriversi al gruppo
-Prendere in prestito o acquistare il libro
-Leggere il libro e discuterne con gli altri partecipanti
Iscrizioni per questo gruppo: presso scuola Galilei, via Nicol 2 al giovedì mattina 9/12
→ Gruppo del pomeriggio Primo incontro
Primo incontro
Giovedi12 FEBBRAIO 2009 16.00 - 17,30
Sarà proposta una lista di
testi, all’interno della quale scegliere
uno o più libri da leggere insieme.
L’iscrizione al gruppo è gratuita Questo gruppo è aperto a tutti gli interessati.
Per partecipare è necessario
-Iscriversi al gruppo e alla biblioteca
-Prendere in prestito o acquistare il libro che sarà scelto collettivamente
-Leggere il libro e discuterne con gli altri partecipanti
→ Alla fine di questa edizione si vorrebbe dar vita a un Circolo dei lettori permanente di Avigliana, che legga, segnali libri e proponga iniziative per contribuire a diffondere il piacere e la passione per la lettura.
Per iscrizioni: BIBLIOTECA CIVICA PRIMO LEVI
Via IV Novembre, 19 – 10051 Avigliana (To) – Tel. 011.9367460 Fax: 011-9342821
e-mail: biblioteca.avigliana@ialpiemonte.it
1 anno : 2005-06 con gruppo di stranieri (mattino)
2 anno: 2006-07 con gruppo di stranieri (mattino) e biblioteca (pomeriggio)
3 anno: 2007-08 con gruppo di stranieri (mattino) e biblioteca (pomeriggio)
4 anno 2008/09 con gruppo di stranieri (mattino) e biblioteca (pomeriggio)
Gruppo di lettura collettiva di un libro di narrativa scelto insieme ai partecipanti
4 Incontri
al giovedì dalle 16.00 alle 17.30
Giovedi
12 FEBBRAIO , 12 MARZO, 26 MARZO, 16 Aprile 2009
presso la Biblioteca Civica Primo Levi
in via IV novembre,19 - Avigliana
Primo incontro
Giovedi12 FEBBRAIO 2009- 16.00 - 17,30
L’iscrizione al gruppo è gratuita
Per partecipare è necessario
-Iscriversi al gruppo e alla biblioteca
-Prendere in prestito o acquistare il libro che sarà scelto collettivamente
-Leggere il libro e discuterne con gli altri partecipanti
Lista dei libri proposti e ulteriori informazioni: www.ctprivoli.it ctp.rivoli@email.it
Per iscrizioni: Biblioteca Civica Primo Levi
Via IV Novembre, 19 – 10051 Avigliana (To) – Tel. 011.9367460 Fax: 011-9342821
Nome: gruppo di lettura www.ctprivoli.it gruppo di lettura collettivo
progettato e coordinato da Lino Di Gianni -promosso dall'Assessorato alla Culrura di Avigliana,Ial,Biblioteca civica,Ctp